Scrivo questa lettera aperta dopo oltre quattordici anni di segnalazioni, denunce, richieste d'intervento e attese rimaste, nei fatti, senza una soluzione concreta.

La vicenda riguarda un alloggio di edilizia residenziale pubblica situato nel quartiere Archi CEP, Lotto 9, a Reggio Calabria, nel quale risulto tuttora residente presso l'Anagrafe comunale e del quale, dal maggio 2012, non posso concretamente disporre a causa dell'occupazione da parte di un altro soggetto.

I lavori finanziati con i fondi antiracket

Prima dell'occupazione avevo provveduto a sistemare l'alloggio, previa autorizzazione della Prefettura, della CONSAP e del Comune di Reggio Calabria, utilizzando i fondi antiracket che mi erano stati elargiti in qualità di vittima del racket. L'intervento era finalizzato a ricavare, all'interno dell'immobile, un ufficio dal quale poter ripartire con la mia attività e ricostruire il mio futuro dopo quanto avevo subito.

Le fatture originali relative ai lavori furono regolarmente depositate presso la Prefettura, che le trasmise alla CONSAP. Non si tratta, pertanto, soltanto dell'abitazione nella quale risulto residente: è anche un immobile nel quale sono state investite risorse pubbliche antiracket, con interventi autorizzati e documentati, per consentire a una vittima di riprendere il proprio percorso lavorativo e personale.

Quattordici anni di segnalazioni

Dal 2012 a oggi ho segnalato il problema, praticamente ogni anno, alle diverse Amministrazioni comunali che si sono succedute. Ho interessato gli Uffici di Gabinetto dei Sindaci pro tempore, gli amministratori e i dirigenti comunali competenti. Nel corso delle ultime due legislature guidate dal sindaco Giuseppe Falcomatà si sono alternati diversi dirigenti, tutti informati della situazione mediante PEC, comunicazioni formali o segnalazioni inoltrate attraverso l'Ufficio di Gabinetto.

Nonostante tutto questo, la situazione non è stata risolta.

Nel corso degli anni ho anche presentato diverse denunce. Ho dovuto affrontare due procedimenti legati a gravi minacce che riferisco di avere ricevuto e ho segnalato sia l'occupazione dell'immobile sia l'utilizzo illecito dell'energia elettrica, chiedendo ripetutamente che ogni circostanza venisse verificata dalle autorità competenti.

Il ruolo del Comune e i procedimenti giudiziari

In sede giudiziaria mi è stato sostanzialmente rappresentato che, essendo io il conduttore e il residente, non avrei avuto titolo per agire direttamente a tutela della proprietà dell'alloggio e che il Comune, quale ente proprietario, sarebbe stato il soggetto legittimato a contestarne l'occupazione.

Il Comune, tuttavia, per quanto mi risulta, non si sarebbe costituito né presentato alle udienze riguardanti gli occupanti. Se tale circostanza venisse confermata dagli atti, sarebbe necessario spiegare pubblicamente perché l'Ente proprietario non abbia esercitato le proprie prerogative a tutela di un bene appartenente al patrimonio pubblico.

L'intervento della Polizia Municipale

Anche l'intervento della Polizia Municipale, richiesto dal sottoscritto, non ha prodotto alcun risultato risolutivo. Al contrario, ho vissuto quella circostanza come un'ulteriore umiliazione: un istruttore della Polizia Municipale, invece di rassicurarmi sull'avvio delle verifiche, avrebbe rivolto parole di apprezzamento all'occupante, augurandogli persino di godersi il bene occupato.

Si tratta di un episodio che chiedo venga verificato formalmente dal Comando, anche perché leggiamo frequentemente di interventi della Polizia Municipale diretti a contrastare altre occupazioni abusive di immobili comunali. Non è comprensibile perché, davanti a una situazione segnalata per quattordici anni, non sia stata adottata un'azione altrettanto determinata.

La richiesta di ulteriori verifiche

Ho inoltre rappresentato agli uffici che il nucleo familiare dell'occupante risulterebbe già collegato a un altro alloggio popolare, intestato alla moglie fin dalla nascita e situato in un'altra zona della città, dove vivrebbe anche la madre della stessa. Anche questa circostanza deve essere verificata attraverso gli archivi comunali e degli enti competenti.

Se confermata, ci troveremmo davanti a una situazione ancora più grave: il godimento di un secondo bene pubblico senza titolo, senza il pagamento di canoni e senza che, dopo anni di segnalazioni, sia stato ripristinato il rispetto delle regole.

Nel frattempo, dal maggio 2012, sono costretto a vivere ospite di parenti, spostandomi da una sistemazione all'altra, mentre nell'alloggio nel quale risulto residente vive un altro soggetto. Nella cantina dello stesso immobile sarebbero inoltre custoditi, e di fatto sottratti alla mia disponibilità, beni personali miei e della mia famiglia, che non posso recuperare da oltre quattordici anni.

«Chiedo formalmente»

  1. l'immediata verifica amministrativa e anagrafica della situazione dell'alloggio popolare di Archi CEP, Lotto 9;
  2. l'accertamento del titolo in forza del quale l'attuale occupante utilizza l'immobile;
  3. la verifica dell'eventuale disponibilità, da parte del suo nucleo familiare, di un altro alloggio di edilizia residenziale pubblica;
  4. l'acquisizione e l'esame di tutte le segnalazioni, PEC e denunce presentate dal sottoscritto a partire dal maggio 2012;
  5. l'acquisizione, presso la Prefettura e la CONSAP, della documentazione relativa alle autorizzazioni, ai lavori eseguiti e alle fatture originali depositate per l'utilizzo dei fondi antiracket nell'alloggio;
  6. la verifica delle ragioni per le quali il Comune non si sarebbe costituito o presentato nei procedimenti giudiziari riguardanti l'occupazione;
  7. l'accertamento dell'operato degli uffici comunali e degli appartenenti alla Polizia Municipale intervenuti nel corso degli anni;
  8. il ripristino delle condizioni di legalità e la restituzione dell'alloggio alla disponibilità dell'avente diritto, consentendomi di rientrare nell'abitazione nella quale risulto tuttora residente;
  9. la possibilità di recuperare immediatamente e in sicurezza tutti i beni personali e familiari custoditi nella cantina e rimasti per oltre quattordici anni nella disponibilità dell'occupante;
  10. l'accertamento dei danni materiali, morali ed esistenziali subiti da me e dalla mia famiglia a causa del protrarsi di questa situazione;
  11. una risposta ufficiale, scritta e motivata, con l'indicazione degli interventi che l'Amministrazione intende adottare e dei relativi tempi.

Dopo quattordici anni non chiedo favoritismi, scorciatoie o trattamenti privilegiati. Chiedo soltanto giustizia, il rispetto delle regole e il ripristino della legalità.

La legalità non può dipendere dalle conoscenze personali, dalle appartenenze o dalle amicizie giuste. Deve valere allo stesso modo per tutti, soprattutto quando si parla di alloggi popolari e di beni appartenenti alla collettività.

Questo è il mio ultimo appello pubblico al Sindaco e all'Assessore al Patrimonio Edilizio. Confido che la nuova Amministrazione voglia finalmente affrontare una situazione che dura dal maggio 2012 e dimostrare, con atti concreti, che a Reggio Calabria le istituzioni sono capaci di tutelare chi rispetta la legge.

Sono stanco di subire. Sono stanco di vivere ospite in casa altrui. Sono stanco di vedere l'illegalità prevalere sul diritto.

Dopo quattordici anni, è arrivato il momento di restituire dignità a me e alla mia famiglia e credibilità alle istituzioni comunali.

Salvatore D'Amico
Reggio Calabria, 28 agosto 2026
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